Volare con un drone dentro i confini di un Comune italiano non è solo una questione di decollo e batteria carica: prima bisogna capire se il volo è ammesso dalla normativa aeronautica, se il punto di partenza occupa suolo pubblico e se il luogo richiede un nulla osta locale. In questa guida metto ordine tra ENAC, portale d-flight, permessi comunali e casi in cui entra in gioco anche la Prefettura o l’ente che gestisce l’area. L’obiettivo è semplice: farti capire quando basta rispettare le regole di volo e quando, invece, serve una richiesta formale al Comune o ad altre autorità.
I passaggi che decidono se puoi volare o se ti serve un nulla osta
- Il Comune non sostituisce ENAC: prima controlla sempre spazio aereo, categoria di volo e zone geografiche su d-flight.
- Un drone sotto i 250 g non è un lasciapassare: in molti casi restano obbligatorie registrazione, assicurazione e verifica dell’area.
- Il permesso locale serve spesso per il luogo, non per il drone: piazze, parchi, aree storiche, riprese o occupazione di suolo pubblico possono cambiare tutto.
- Per operazioni complesse entra in gioco ENAC: scenari standard, dichiarazioni o autorizzazione operativa nella categoria specifica.
- Tempi e costi cambiano da città a città: non esiste una tariffa unica nazionale per il via libera comunale.
Quando il Comune entra davvero in gioco
Io separo sempre il problema in due livelli. Il primo è aeronautico: qui contano ENAC, d-flight, la categoria del volo e i limiti dello spazio aereo. Il secondo è locale: riguarda il posto da cui decolli, l’eventuale occupazione di suolo pubblico, l’uso delle immagini e le regole del singolo ente che gestisce quell’area.
Questa distinzione evita l’errore più comune: pensare che basti il sì del Comune per essere a posto. In realtà può succedere l’opposto, cioè avere un permesso locale e trovarsi comunque fuori regola perché la zona è vietata, limitata o richiede un’autorizzazione ENAC. Il punto non è chiedere un solo permesso, ma capire quale autorità decide su quale pezzo della missione.
| Situazione | Di solito basta ENAC e d-flight? | Può servire anche il Comune o un altro ente? |
|---|---|---|
| Volo in area aperta, lontano da persone e senza suolo pubblico | Sì, se la zona è consentita | Di norma no |
| Decollo o atterraggio da piazza, marciapiede, parco o area comunale | No, non sempre | Sì, spesso per occupazione di suolo o regole locali |
| Riprese di beni culturali o uso pubblico e commerciale delle immagini | Non basta da solo | Sì, spesso con ufficio comunale o ente competente |
| Operazione fuori dai limiti della categoria open | No | Sì, e prima serve l’autorizzazione ENAC |
In pratica, se il volo resta in un’area consentita, senza occupare suolo pubblico e senza riprese particolari, spesso il tema è soprattutto aeronautico. Se invece vuoi decollare da una piazza, lavorare in un centro storico, usare cavalletti o riprendere beni culturali, il quadro cambia subito. Chiarito questo, conviene vedere cosa controllare prima di scrivere la richiesta sbagliata.

Cosa controllare prima di fare domanda
Prima ancora di parlare con un ufficio, io verificherei sempre cinque cose: tipo di drone, categoria operativa, zona geografica, uso dell’area e presenza di persone o infrastrutture sensibili. È una lista piccola, ma taglia via metà degli errori pratici.
- Categoria del volo: in open category resti dentro limiti precisi; in specific category entrano scenari standard, dichiarazioni e autorizzazioni operative.
- Zona geografica UAS: su d-flight le mappe indicano se il punto è libero, limitato o vietato per motivi di safety, security o tutela ambientale.
- Obblighi dell’operatore: registrazione, QR code sul drone, assicurazione RC e, quando previsto, attestato del pilota.
- Uso del suolo: piazza, parco, marciapiede, area attrezzata o spazio per set possono richiedere un via libera diverso da quello aeronautico.
- Contesto del volo: strade, ferrovie, assembramenti e aree protette restringono molto ciò che puoi fare anche con un drone piccolo.
Il primo snodo è la categoria. In open category, per esempio, la macchina può volare solo entro limiti precisi; in specific category entrano scenari standard, dichiarazioni e autorizzazioni operative. Il secondo snodo è il luogo: su d-flight le mappe mostrano zone geografiche UAS che possono proibire o limitare il volo per motivi di sicurezza, security o tutela ambientale.
Se fossi io a pianificare un volo in città, non mi fermerei mai al solo fatto che “il drone è piccolo”. Un mezzo sotto i 250 g con camera, per esempio, può evitare l’attestato del pilota, ma non elimina registrazione, assicurazione e controllo delle zone consentite. E sopra strade o ferrovie la categoria aperta resta molto più stretta di quanto molti immaginino: l’unica vera eccezione pratica è la sottocategoria A1 per i droni sotto i 250 g o con marcatura C0, senza assembramenti di persone. Da qui nasce il passaggio successivo: capire come si presenta una richiesta che non finisca sulla scrivania sbagliata.
Come si presenta una richiesta comunale senza perdere tempo
Non esiste un modulo nazionale unico per tutti i Comuni. In alcuni casi la domanda passa da uffici comunali, in altri dalla Prefettura, in altri ancora dall’ente che gestisce il bene o il parco. Per questo io consiglio di partire sempre da una domanda molto concreta: chi ha davvero competenza su quel luogo specifico?
Una richiesta fatta bene di solito contiene almeno questi elementi:
- Dati del richiedente e del pilota: chi presenta la pratica e chi condurrà il volo, con contatti rapidi.
- Luogo preciso: indirizzo, mappa, coordinate o descrizione chiara dell’area di decollo e atterraggio.
- Data e fascia oraria: meglio indicare una finestra realistica, non una data “aperta” senza dettaglio.
- Scopo dell’attività: riprese, rilievo tecnico, test, documentazione, promozione o altro.
- Documenti di sicurezza: registrazione operatore, eventuale attestato, assicurazione e, se serve, piano operativo o valutazione del rischio.
Come riferimento pratico, a Milano la richiesta per usare un drone durante le riprese va inviata alla Prefettura almeno 15 giorni prima del sorvolo. Non è una regola nazionale, ma è un buon esempio di quanto i tempi possano cambiare da città a città. Quindi non conviene mai dare per scontato che basti una mail dell’ultimo minuto.
Se vuoi evitare rimbalzi, prepara sempre anche una mappa del punto di decollo, una finestra oraria realistica e un recapito diretto. Gli uffici rispondono meglio quando capiscono subito se stai chiedendo un volo tecnico, una ripresa promozionale o un’attività occasionale. E qui si apre un altro tema che spesso viene confuso con il permesso di volo: le immagini e il suolo pubblico.
Riprese, immagini e suolo pubblico non sono la stessa cosa
Molti problemi nascono perché si mette tutto nello stesso sacco. In realtà, l’autorizzazione a far volare il drone non coincide con l’autorizzazione a usare le immagini, né con quella a occupare temporaneamente una piazza o un marciapiede per decollo, atterraggio o attrezzatura. Sono piani diversi, e spesso arrivano da uffici diversi. A Roma Capitale, per esempio, le riprese con drone possono seguire percorsi differenti a seconda che ci sia o no occupazione di suolo pubblico e a seconda della finalità delle immagini. In alcuni casi l’amministrazione distingue tra semplice comunicazione e vera autorizzazione; in altri applica tariffe precise per l’uso delle immagini, che per alcune riprese generiche arrivano a 300,00, 458,34 o 720,00 euro più IVA, in base alla finalità. Questo dettaglio conta perché mostra una cosa semplice: il costo non è del volo, ma della pratica e del contesto d’uso.Se c’è di mezzo un bene culturale, un centro storico o un set con cavalletti e personale a terra, la parte amministrativa pesa più del drone stesso. E il fatto che il mezzo sia tecnologicamente innocuo o “solo per hobby” non cambia nulla. Per questo nella prossima sezione ti mostro gli errori che vedo più spesso, perché sono quelli che fanno perdere tempo e, nei casi peggiori, bloccano tutto.
Gli errori che fanno saltare più richieste di quanto sembri
- Confondere il permesso di ripresa con il permesso di volo: un ok sulle immagini non ti autorizza automaticamente a decollare dove vuoi.
- Trattare il drone leggero come un lasciapassare universale: sotto i 250 g restano comunque limiti di spazio aereo, persone e aree vietate.
- Mandare la pratica all’ufficio sbagliato: Comune, Prefettura, gestore del bene o ente parco non sono intercambiabili.
- Sottovalutare i tempi: se la data del volo arriva prima della risposta, la richiesta perde utilità operativa.
- Ignorare il contesto locale: una piazza, un parco o un centro storico possono avere regole molto più rigide del volo in sé.
- Dimenticare la documentazione base: QR code, assicurazione, qualifica del pilota e descrizione dell’attività devono essere pronti prima di scrivere.
Il più sottovalutato è questo: confondere il permesso di ripresa con il permesso di volo. Se hai solo l’ok per le immagini, non sei autorizzato a decollare dove vuoi. Il secondo errore è considerare il drone da 249 g come un lasciapassare universale: in città le limitazioni restano, e spesso pesano più del peso stesso del mezzo.
C’è poi l’errore amministrativo classico: inoltrare la domanda all’ufficio sbagliato o con troppo poco anticipo. Quando succede, la pratica non è solo lenta. Diventa inutilizzabile perché la data del volo arriva prima della risposta. Se aggiungi una zona protetta, un’area con persone non coinvolte o un’occupazione di suolo pubblico non dichiarata, il rischio operativo cresce in fretta. A quel punto conviene seguire una sequenza molto più lineare prima di alzare il drone.
La sequenza che uso per evitare un no all’ultimo minuto
- Apro d-flight e controllo il punto esatto: prima verifico la geozona, poi decido se il volo ha senso.
- Distinguo open e specific category: se il volo esce dai limiti standard, non parto come se fosse un semplice test amatoriale.
- Capisco se il problema è locale: suolo pubblico, centro storico, bene culturale, parco o area privata con regole proprie.
- Preparo i documenti giusti: registrazione operatore, assicurazione, eventuale attestato, mappa e scopo dell’attività.
- Invio la richiesta con anticipo reale: il margine non è un lusso, è quello che evita di rifare tutto da capo.
Se fossi io a pianificare un volo in un Comune italiano, farei sempre questo ordine: prima spazio aereo, poi regole ENAC, poi competenza locale, e solo alla fine prenotazione della data. È una sequenza semplice, ma evita il classico scenario del “permesso quasi pronto” che non copre il punto giusto.
La regola che uso come filtro finale è molto netta: se il volo è consentito sul piano aeronautico ma il luogo è comunale, storico, protetto o occupato da attrezzature, il problema non è più solo il drone. Diventa un tema di competenza, tempi e responsabilità. E quando questi tre elementi sono chiari, volare con ordine è molto più facile di quanto sembri.