A2 per drone - regole, certificato e modello giusto

Drone in volo controllato da remoto, con certificato A2 Open Category EASA.

Scritto da

Eustachio Fiore

Pubblicato il

30 mar 2026

Indice

La categoria A2 è quella che interessa chi vuole volare con più margine operativo rispetto alla A3, ma senza entrare nella burocrazia della categoria specifica. La sigla a2 drone viene spesso usata in modo un po’ impreciso, perché non indica un modello: parla invece di una sottocategoria regolamentare con regole molto concrete su distanza, formazione e tipo di UAS. Qui trovi una guida pratica, pensata per l’Italia, con i punti che contano davvero prima di comprare, registrare o far decollare il drone.

I punti che contano prima di scegliere un drone in A2

  • A2 non è un nome commerciale, ma una sottocategoria dell’open category dedicata ai voli più vicini alle persone.
  • Per operare in A2 serve in pratica un drone con marcatura di classe C2.
  • La regola base è semplice: niente sorvolo di persone non coinvolte e distanza laterale di 30 m, riducibile a 5 m con low-speed attivo.
  • Per il pilota servono attestato A1/A3, addestramento autonomo in A3 e un esame teorico aggiuntivo per A2.
  • In Italia la registrazione dell’operatore passa dal portale d-flight e il numero va riportato sul drone.
  • Molti errori nascono da un equivoco: A2 non significa “si può volare quasi ovunque”, ma solo “si può volare più vicino, dentro regole precise”.

Che cosa significa davvero la categoria A2

Se devo spiegare A2 in modo diretto, direi questo: è la fascia intermedia dell’open category europea, pensata per chi vuole lavorare o volare vicino alle persone, ma non sopra di loro. In pratica sta nel mezzo tra l’agilità dell’A1 e la prudenza più ampia dell’A3.

Il punto chiave è che non stiamo parlando di un drone “più avanzato” in senso assoluto, ma di un tipo di operazione consentita. La stessa macchina, se non ha la classe giusta o se il contesto non è adatto, può non essere utilizzabile in A2. È qui che molti si confondono: il drone conta, ma conta ancora di più la combinazione tra classe, peso, funzioni di sicurezza e scenario di volo.

Sottocategoria Tipo di drone Distanza dalle persone non coinvolte Quando ha senso
A1 C0 / C1 Volo più libero, con limiti sull’overflight Riprese leggere, uso hobbistico, contesti poco complessi
A2 C2 30 m, oppure 5 m con low-speed attivo Situazioni semi-urbane o vicino a persone non coinvolte
A3 C3 / C4 e legacy ammessi 150 m da persone non coinvolte e aree urbane Campagna, spazi ampi, test e voli lontani dai centri abitati

Per capirla in un colpo solo: A2 non è il permesso di “avvicinarsi quanto basta”, ma la possibilità di gestire l’interfaccia con le persone in modo controllato. E da qui passiamo al punto che fa davvero la differenza in campo: le regole operative.

Le regole operative che fanno la differenza sul campo

Qui serve essere molto concreti. Un drone in A2 vola in VLOS, cioè sempre a vista: se non lo vedi chiaramente, sei già fuori dal perimetro giusto. Inoltre non devi sorvolare persone non coinvolte e devi mantenere una distanza laterale minima di 30 metri; con la funzione low-speed attiva, la distanza può scendere a 5 metri.

La regola del 1:1 è quella che molti ricordano meglio: se voli a 40 metri di altezza, in generale devi stare almeno a 40 metri lateralmente dalle persone non coinvolte, ma senza scendere sotto il minimo assoluto previsto. È una soglia utile perché ti obbliga a ragionare sull’ambiente, non solo sull’altitudine.

  • Quota massima: 120 metri sopra il suolo.
  • Niente sorvolo: le persone non coinvolte non si passano sopra.
  • Distanza laterale: 30 metri in standard, 5 metri con low-speed.
  • Contesto reale: strade, ferrovie, accessi pedonali e aree affollate richiedono attenzione extra.
  • Meteo e area: vento, turbolenza e spazio di separazione non sono dettagli, ma parte della sicurezza del volo.

Io lo leggo così: in A2 il margine non te lo regala la norma, te lo costruisci con la pianificazione. E proprio per questo la formazione del pilota è il pezzo successivo da mettere a fuoco.

Come ottenere il certificato A2 in Italia

Per volare in A2 non basta aver fatto pratica con un drone piccolo. In Italia il percorso passa da tre passaggi distinti e, francamente, tutti sensati: teoria base, addestramento autonomo e verifica aggiuntiva. Senza questa sequenza, il salto alla sottocategoria A2 non è completo.

  1. Consegui l’attestato A1/A3, cioè la formazione online con esame online.
  2. Completa l’addestramento pratico autonomo nelle condizioni previste per A3 e dichiaralo come richiesto.
  3. Sostieni l’esame teorico aggiuntivo per A2, composto da 30 domande a risposta multipla.
  4. Prenota l’esame presso una Recognized Entity o tramite la procedura ENAC prevista.
  5. Considera il costo amministrativo: la procedura indica un diritto fisso di 31 euro, a cui il centro può aggiungere una tariffa propria.

Il contenuto dell’esame non è astratto: ruota attorno a meteorologia, prestazioni di volo, pianificazione e mitigazioni tecnico-operative. In altre parole, non ti chiedono solo di sapere “cosa dice la norma”, ma di capire se il volo è davvero fattibile in quel contesto. Il superamento richiede almeno il 75% del punteggio massimo, quindi conviene studiare con un minimo di metodo e non solo ripassare a memoria.

Questo è un punto importante anche per chi parte da zero: A2 non è un certificato decorativo, ma una dimostrazione di maturità operativa. E una volta chiarito come si ottiene, resta da capire quale drone abbia davvero senso comprare.

Come scegliere un drone adatto all’A2 senza farti ingannare dal marketing

La regola più semplice è questa: se vuoi operare in A2, il drone deve essere progettato per farlo. Oggi il riferimento pratico è la classe C2, con peso fino a 4 kg. Non basta che il drone “sembri professionale” o che abbia una buona camera: servono caratteristiche tecniche e dichiarative precise.

Caratteristica Perché conta Che cosa controllare
Marcatura C2 È il requisito che apre l’A2 Etichetta di classe e documentazione del costruttore
Low-speed mode Può ridurre la distanza minima a 5 m Presenza reale della funzione e limiti di velocità
Remote ID Serve per l’identificazione remota dell’operatore Sistema integrato o conforme ai requisiti previsti
Geo-awareness Aiuta a evitare aree limitate o sensibili Mappe aggiornabili e avvisi geografici
Stabilità in vento Incide sulla gestione reale del margine di sicurezza Comportamento del drone in condizioni moderate

Ci sono anche droni più vecchi, senza marcatura di classe, ma qui bisogna essere netti: quelli immessi sul mercato prima del 1 gennaio 2024 non aprono la porta all’A2. In pratica, un vecchio drone può restare utile in A1 o A3 entro i limiti previsti, ma non è il ticket giusto per questa sottocategoria.

La mia lettura pratica è semplice: se il tuo obiettivo è volare con un minimo di vicinanza alle persone senza passare alla categoria specifica, il C2 è il punto di partenza corretto. Ma non sempre è la scelta più intelligente, e qui entra in gioco il confronto con A1 e A3.

Quando conviene davvero l’A2 e quando è meglio restare in A1 o A3

A2 ha senso quando ti serve un equilibrio: più flessibilità dell’A3, ma non tanta esposizione da dover salire nella categoria specifica. Io la consiglierei a chi si muove in contesti semi-aperti, con presenza di persone non coinvolte da gestire con attenzione, ma senza folle, assembramenti o scenari complessi.

  • A1 conviene se il tuo uso è leggero e vuoi il margine più semplice, soprattutto con droni piccoli e scenari poco rischiosi.
  • A2 conviene se vuoi avvicinarti di più alle persone, ma restando dentro un quadro operativo disciplinato.
  • A3 conviene se voli in aree ampie e lontane da persone, paesi e flussi di passaggio.

Un esempio concreto: riprendere un’area esterna poco frequentata durante un evento privato può far pensare ad A2, ma se la densità umana aumenta o l’area diventa imprevedibile, il margine si restringe subito. Viceversa, se sei in campagna e non hai bisogno di stare vicino a nessuno, A3 è spesso la scelta più lineare. E se hai un drone leggero da usare in modo molto semplice, A1 resta spesso la via più pulita.

In altre parole, A2 non è automaticamente “meglio”. È solo più adatta quando il confine tra spazio libero e presenza umana è stretto, e vuoi gestirlo con metodo. Da qui si capisce anche perché tanti errori nascono già prima del decollo.

Gli errori che vedo fare più spesso prima del primo volo A2

Il problema più comune è la confusione tra classe del drone e sottocategoria operativa. Molti comprano un drone pensando che “basti il peso” o che “basta stare tranquilli”, ma in A2 il dettaglio della marcatura di classe cambia tutto.

  • Confondere un drone C2 con un drone qualsiasi: senza classe giusta, l’A2 non è disponibile.
  • Ignorare la registrazione dell’operatore: il numero va esposto sul drone e associato correttamente.
  • Saltare l’analisi delle zone geografiche: mappe e limitazioni locali possono bloccare un volo perfettamente “teorico”.
  • Scambiare la distanza laterale con l’altezza: 30 metri non significa “volo alto”, significa “spazio laterale minimo”.
  • Usare male il low-speed mode: non è un trucco per volare più vicino, ma una funzione che va rispettata nel suo perimetro reale.
  • Sottovalutare vento e ostacoli: in A2 il margine operativo è più stretto, quindi il meteo pesa molto di più.

C’è anche un errore meno evidente, ma molto frequente: pensare che A2 autorizzi in automatico voli sopra persone, strade o aree affollate. Non è così. A2 ti concede un’operatività più vicina, non una libertà totale. E proprio questa distinzione evita molti fraintendimenti e multe inutili.

Quello che conviene controllare prima di alzarti in volo

Se vuoi usare bene un drone C2 nel 2026, la checklist mentale dovrebbe essere corta ma rigorosa. Prima verifico la classe del mezzo, poi la distanza reale dalle persone non coinvolte, infine l’eventuale presenza di zone geografiche limitanti. Se uno di questi tre tasselli non torna, io rimando il volo.

La categoria A2 ha senso solo quando la usi come strumento di precisione, non come etichetta rassicurante. È questa la differenza tra un volo che sembra permesso e un volo che è davvero impostato bene: la seconda opzione richiede più attenzione, ma restituisce molta più libertà operativa. E in un uso serio dei droni, questa differenza conta più di qualsiasi slogan tecnico.

Se parti da qui, la sigla smette di essere un’etichetta astratta e diventa una regola concreta per scegliere il drone giusto, prepararti bene e volare con criterio.

Domande frequenti

A2 non è un modello di drone, ma una sottocategoria dell'open category pensata per volare più vicino alle persone senza sorvolarle. In pratica, per operare in A2 serve un drone con marcatura di classe C2. Se il mezzo non ha la classe giusta, l'A2 non è disponibile.

Il volo deve restare a vista, quindi in VLOS, senza sorvolo di persone non coinvolte. La distanza laterale minima è di 30 metri, ma può scendere a 5 metri se è attivo il low-speed mode. La quota massima indicata è 120 metri sopra il suolo.

Il percorso prevede tre passaggi: attestato A1/A3 con formazione online, addestramento autonomo in A3 e poi esame teorico aggiuntivo per A2. L'esame ha 30 domande a risposta multipla, richiede almeno il 75% e prevede un diritto fisso di 31 euro, a cui può aggiungersi la tariffa del centro.

No. L'articolo chiarisce che i droni immessi sul mercato prima del 1 gennaio 2024 non aprono la porta all'A2. Possono restare utili in A1 o A3 entro i limiti previsti, ma non sono il riferimento corretto per questa sottocategoria.

A2 conviene quando ti serve un equilibrio tra flessibilità e controllo, soprattutto in contesti semi-aperti con persone non coinvolte da gestire. A1 resta più adatta ai voli leggeri e semplici, mentre A3 è la scelta migliore per aree ampie e lontane da persone, paesi e flussi di passaggio.

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a2 d-flight vlos c2 id remoto

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Eustachio Fiore

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Mi chiamo Eustachio Fiore e ho sette anni di esperienza nel campo della tecnologia, degli hobby e del tempo libero. La mia passione per questi argomenti è nata fin da giovane, quando ho iniziato a esplorare il mondo della tecnologia e a scoprire come essa possa arricchire le nostre vite quotidiane. Scrivere per elicotterielettrici.it mi permette di condividere le mie conoscenze e di aiutare gli altri a comprendere temi complessi in modo chiaro e accessibile. Mi dedico a scrivere articoli che spaziano dalle ultime novità tecnologiche a suggerimenti pratici per hobby che possono migliorare il nostro tempo libero. Sono sempre attento a verificare le fonti e a confrontare le informazioni, per garantire che ciò che presento sia utile, preciso e aggiornato. La mia missione è rendere la tecnologia e i suoi sviluppi comprensibili e interessanti per tutti, affinché possano essere utilizzati per arricchire le esperienze quotidiane.

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