Riprese con drone - quali autorizzazioni servono davvero?

Un drone sorvola una vigna, monitorando una foglia malata. Sotto, bilancia della giustizia e normativa, per riprese con drone autorizzazioni.

Scritto da

Ippolito Vitali

Pubblicato il

20 mag 2026

Indice

Le riprese aeree funzionano davvero solo quando la parte autorizzativa è chiara prima del decollo. In Italia non basta avere un drone con camera: contano la categoria operativa, la zona geografica, la privacy e, in certi casi, il permesso dell’ente che gestisce l’area. Qui metto ordine tra autorizzazioni, limiti pratici e controlli da fare prima di girare, così eviti di scoprire un vincolo quando il set è già pronto.

Le autorizzazioni dipendono da volo, luogo e privacy

  • Per molte riprese basta restare nella categoria open, ma questo non significa poter volare ovunque.
  • Se esci dai limiti dell’open, entri nella categoria specifica e può servire una dichiarazione STS o un’autorizzazione operativa.
  • Le mappe geografiche del portale D-Flight vanno controllate prima di ogni volo, non solo al primo acquisto del drone.
  • Anche quando il volo è consentito, restano validi il permesso del luogo, la tutela della privacy e le regole dell’area.
  • Per un drone con camera, registrazione operatore, attestato pilota quando richiesto e assicurazione sono quasi sempre parte del pacchetto di base.

Da dove nasce davvero l’obbligo di autorizzazione

Io separo sempre il tema in due piani: la regola del volo e la regola del luogo. Il primo livello dice se l’operazione è ammessa dal punto di vista aeronautico; il secondo dice se puoi farla proprio in quell’area, in quel momento e con quel tipo di riprese.

È un errore comune pensare che la domanda sia solo “posso far decollare il drone?”. In realtà la domanda giusta è: posso volare così, qui, senza oltrepassare i limiti di quota, distanza, persone non coinvolte e spazio aereo? Se la risposta è sì, spesso sei ancora nell’open. Se la risposta è no, entrano in gioco la categoria specifica, il nulla osta della zona oppure un’autorizzazione più strutturata.

Per chi filma, questo cambia molto. Le riprese commerciali non sono automaticamente più complicate di quelle amatoriali: la normativa ragiona soprattutto sul rischio operativo. Quindi una clip promozionale in un campo aperto può restare semplice, mentre una ripresa “piccola” ma dentro una zona controllata può diventare rapidamente un caso da gestire con più attenzione.

Capito questo doppio livello, ha senso guardare in concreto quali categorie coprono davvero le riprese con drone e quali permessi richiedono.

Categoria open e categoria specifica nella pratica

Quando parlo di riprese con drone, la distinzione che conta di più è questa: open per le operazioni semplici e a basso rischio, specific per tutto ciò che esce dai limiti dell’open. È qui che si decide se ti basta una base documentale leggera oppure se devi preparare una pratica vera e propria.

Scenario Quando si usa Permesso tipico Impatto sulle riprese
Open Riprese semplici, basso rischio, droni leggeri o con marcatura di classe Registrazione operatore, attestato quando richiesto, assicurazione, controllo zone Va bene per riprese pulite in spazi aperti, lontano da folle e aree vietate
Specific con STS Operazioni che non rientrano nell’open ma seguono uno scenario standard europeo Dichiarazione operativa tramite portale, secondo i requisiti dello scenario Utile quando il lavoro è ripetibile e serve una cornice più chiara dell’open
Specific senza STS Riprese complesse, urbane, in spazi più critici o fuori scenario standard Autorizzazione operativa, manuale delle operazioni, allegati tecnici Richiede più tempo: qui non conviene improvvisare
Certified Casi ad altissimo rischio, non tipici per il video creator medio Iter certificativo dedicato Raramente è la strada giusta per una normale produzione video

Nell’open ci sono poi differenze importanti tra A1, A2 e A3. A1 è la via più vicina alle riprese leggere: con i droni più piccoli hai più margine, ma non è un lasciapassare per eventi affollati. A2 serve quando vuoi avvicinarti di più a persone non coinvolte e richiede una preparazione più seria. A3 è la scelta più prudente: va bene per scenari aperti, ma ti allontana parecchio da persone e aree abitate.

  • A1 richiede di pianificare il volo in modo da evitare, per quanto ragionevolmente possibile, il sorvolo di persone non coinvolte.
  • A2 impone una distanza minima dalle persone non coinvolte; la regola pratica è 30 metri, riducibili in modalità low speed.
  • A3 è pensata per stare lontano da persone e zone residenziali, industriali, commerciali e ricreative.

Se il drone pesa meno di 250 g e ha la camera, c’è un’eccezione utile: in molti casi l’attestato del pilota può non essere richiesto, ma registrazione, assicurazione e controllo delle zone restano in piedi. È il dettaglio che molti sottovalutano, e invece fa la differenza tra un volo tranquillo e una contestazione evitabile. A quel punto, però, il problema non è più la categoria del drone: è il posto in cui vuoi usarlo.

Mappa con aree evidenziate per riprese con drone autorizzazioni. Icone indicano zone di volo e informazioni.

Le autorizzazioni extra che molti dimenticano

Qui entra in gioco la parte che spesso blocca le riprese anche quando il volo, in teoria, sarebbe possibile. Il punto non è solo se il drone può stare in aria, ma se hai anche il titolo per operare in quel luogo. E questo può voler dire permesso del proprietario, nulla osta dell’ente che gestisce l’area oppure una verifica specifica della privacy.

Su questo fronte la confusione è frequente, perché un volo autorizzato non coincide automaticamente con un’area libera da vincoli. Il nulla osta del gestore di una zona non sostituisce l’autorizzazione operativa quando serve, e viceversa. Sono livelli diversi, con funzioni diverse.

  • Area privata: se filmi da un terreno, terrazzo, cortile o altra proprietà privata, io considero indispensabile anche l’ok del proprietario o di chi la gestisce.
  • Parchi naturali e zone protette: non tutte le aree verdi sono uguali; conta ciò che risulta pubblicato come restrizione geografica sul portale dedicato, e in certe zone serve il nulla osta dell’ente gestore.
  • Aeroporti ed eliporti: sono il classico caso in cui il problema non è solo la ripresa, ma la compatibilità con lo spazio aereo e con eventuali riserve o divieti.
  • Eventi e assembramenti: qui la parte operativa si intreccia con l’organizzazione dell’evento; se ci sono folle, il margine dell’open si riduce rapidamente.
  • Spiagge e luoghi di vacanza: il volo può sembrare semplice, ma la privacy diventa subito delicata. Il Garante Privacy ricorda di non invadere gli spazi personali e l’intimità delle persone quando il drone è munito di fotocamera.

Il principio pratico è semplice: se il luogo è sensibile, non basta ragionare sul drone. Bisogna verificare anche chi controlla quell’area e quali limiti sono stati attivati. Per evitare errori, il passo successivo è sempre lo stesso: controllare la zona prima di programmare il volo.

Come verifico una zona prima di decollare

La verifica operativa è la parte più noiosa, ma è anche quella che salva tempo e soldi. Io la faccio sempre nello stesso ordine, perché così capisco subito se la ripresa resta nell’open oppure se devo cambiare piano.

  1. Identifico il drone. Peso, classe, presenza della camera e anno di immissione sul mercato cambiano le regole applicabili.
  2. Stabilisco lo scenario. Ripresa semplice in spazio aperto? Probabilmente open. Ripresa complessa, urbana o vicina a persone? Possibile categoria specifica.
  3. Controllo le mappe geografiche. Il portale D-Flight mostra le zone che proibiscono o limitano il volo e va consultato prima di ogni sessione, non solo una volta all’anno.
  4. Verifico se serve un nulla osta. Alcune aree richiedono il permesso dell’ente che le ha istituite o del gestore della zona.
  5. Controllo i documenti. Registrazione operatore, QR code, attestato pilota quando richiesto e assicurazione non sono optional.
  6. Rivedo i limiti di volo. In open non si superano i 120 metri, si vola in VLOS e non si sorvolano assembramenti di persone.
  7. Se serve la specific, preparo per tempo la pratica corretta. Per un’autorizzazione operativa completa, l’ordine di grandezza indicato da ENAC è di almeno 60 giorni di anticipo.

La distinzione più utile, in pratica, è questa: il nulla osta riguarda spesso il luogo, mentre l’autorizzazione operativa riguarda l’operazione. Se li mescoli, rischi di preparare il documento sbagliato e di perdere giorni. Una volta chiarito questo punto, restano i classici errori di approccio, quelli che fanno saltare una giornata intera di riprese.

Gli errori che fanno saltare una giornata di riprese

Quando un progetto si inceppa, quasi mai il problema è “mancava un drone più potente”. Di solito è una cattiva lettura delle regole. I casi che vedo più spesso sono sempre gli stessi.

  • Credere che 249 g significhi libertà totale. Il peso ridotto aiuta, ma non cancella privacy, zone vietate e limiti operativi.
  • Confondere hobby e autorizzazione. Il fatto che una ripresa sia personale o creativa non la rende automaticamente semplice dal punto di vista normativo.
  • Non rivedere la mappa prima di ogni volo. Le zone geografiche e le restrizioni non sono un’informazione da dare per scontata per mesi.
  • Entrare in una folla pensando che “basta stare bassi”. In molti contesti il problema non è solo l’altezza, ma la presenza di persone non coinvolte.
  • Confondere i permessi. Permesso del proprietario, nulla osta locale e autorizzazione operativa non sono intercambiabili.
  • Dimenticare la privacy in fase di pubblicazione. Se il video mostra volti, giardini, terrazzi, targhe o minori, il tema non finisce con l’atterraggio.

La parte più sottovalutata, secondo me, è la privacy. Una ripresa può essere tecnicamente lecita ma comunque mal gestita se entra troppo nella sfera personale delle persone riprese. Questo vale ancora di più in contesti come spiagge, quartieri residenziali, eventi pubblici o riprese promozionali girate a distanza molto ravvicinata.

Il criterio che uso per decidere se il set è pronto

Se devo dare una regola semplice, è questa: prima chiudo il capitolo del rischio, poi quello della location, e solo dopo quello creativo. È un modo meno spettacolare di lavorare, ma quasi sempre il più efficiente. In pratica, se il set è in un’area aperta e il volo resta semplice, l’open può bastare. Se invece compaiono persone, centro urbano, spazi controllati o vincoli geografici, tratto la ripresa come una produzione da verificare con più anticipo.

  • Spazio aperto, pochi rischi, drone leggero: open e controllo delle mappe.
  • Ripresa vicina a persone o in contesto urbano: valuta A2 o categoria specifica.
  • Parco, aeroporto, spiaggia affollata, evento: verifica prima il permesso del luogo e poi il volo.
  • Progetto commerciale o riprese con più soggetti: prepara documenti, assicurazione e piano privacy prima dello scouting finale.

Quando il dubbio resta, io preferisco fermare il piano e chiarire il permesso mancante prima di muovere troupe, cliente e attrezzatura. Una ripresa rinviata costa poco; una ripresa bloccata sul posto costa molto di più, soprattutto quando ti accorgi che il problema non era il drone, ma l’autorizzazione giusta nel posto giusto.

Domande frequenti

Resta nell'open quando il volo è semplice e a basso rischio: spazio aperto, niente assembramenti, VLOS e quota entro 120 metri. Se esci da questi limiti, entri nella categoria specifica e può servire uno scenario STS oppure un'autorizzazione operativa più strutturata.

A1 è la scelta più vicina alle riprese leggere e va gestita evitando, per quanto ragionevolmente possibile, il sorvolo di persone non coinvolte. A2 richiede una distanza minima di 30 metri dalle persone non coinvolte, riducibile in modalità low speed. A3 è la modalità più prudente e ti allontana da persone e da aree residenziali, industriali, commerciali e ricreative.

Sì. Il volo autorizzato non coincide automaticamente con una location libera da vincoli. Su aree private serve l'ok del proprietario o di chi la gestisce, mentre in parchi, zone protette o altri luoghi sensibili può servire anche il nulla osta dell'ente competente.

Il controllo va fatto sempre nello stesso ordine: identifico il drone, definisco lo scenario, consulto le mappe geografiche su D-Flight, verifico se serve un nulla osta e controllo documenti e limiti di volo. Se la ripresa richiede la categoria specifica, conviene muoversi per tempo: per un'autorizzazione completa l'articolo indica un anticipo di almeno 60 giorni.

La privacy diventa critica in spiagge, quartieri residenziali, eventi pubblici e in generale quando il drone riprende persone, giardini, terrazzi, targhe o minori. L'articolo richiama l'attenzione del Garante Privacy: anche una ripresa tecnicamente lecita può essere gestita male se invade la sfera personale delle persone riprese.

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Tag:

d-flight privacy enac nulla osta sts

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Ippolito Vitali

Ippolito Vitali

Mi chiamo Ippolito Vitali e ho accumulato 8 anni di esperienza nel campo della tecnologia, dei hobby e del tempo libero. La mia passione per questi argomenti è nata da un interesse personale che si è trasformato in una vera e propria missione: aiutare gli altri a esplorare e comprendere le meraviglie del mondo tecnologico. Scrivo di tutto, dalle ultime innovazioni alle tecniche per ottimizzare il tempo libero, cercando sempre di semplificare concetti complessi e rendere le informazioni accessibili. Nel mio lavoro, mi impegno a controllare le fonti e a confrontare le informazioni per garantire contenuti utili, accurati e aggiornati. Seguo le tendenze del settore con attenzione, organizzando le mie conoscenze in modo chiaro e comprensibile. Credo che la tecnologia e il tempo libero possano migliorare la qualità della vita, e mi piace condividere queste idee con i lettori, offrendo spunti pratici e riflessioni stimolanti.

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