Cosa serve sapere prima di partire
- Il certificato A2 abilita operazioni nella categoria open con droni di classe C2, in genere sotto i 4 kg.
- Per ottenere il titolo in Italia serve già la prova A1/A3, l’addestramento pratico autodichiarato e un esame teorico aggiuntivo.
- Il diritto fisso richiesto per l’esame è di 31 euro e il certificato ha validità di 5 anni.
- La distanza minima dalle persone non coinvolte è 30 metri, riducibile a 5 metri solo con low speed mode attivo.
- L’A2 non copre voli sopra i 120 metri, BVLOS o scenari complessi: in quei casi si entra nella categoria specifica.
Che cosa copre davvero il certificato A2
Io distinguo sempre tre piani: il documento, il drone e lo scenario. L’A2 non è un permesso generico, ma il certificato che ti abilita a gestire un rischio un po’ più alto rispetto ad A1/A3, restando nella categoria open. In pratica, serve quando vuoi avvicinarti alle persone non coinvolte senza dover passare subito a una procedura autorizzativa più pesante.
| Sottocategoria | Cosa consente in pratica | Limite che non puoi ignorare | Quando ha senso |
|---|---|---|---|
| A1/A3 | Volo base nella categoria open, con regole più conservative | Non è pensata per operazioni ravvicinate in contesti delicati | Hobby semplice, aree aperte, margine di rischio basso |
| A2 | Volo con drone C2 e maggiore vicinanza alle persone non coinvolte | 30 metri di distanza minima, o 5 metri con low speed mode | Riprese e ispezioni leggere dove la distanza è importante ma gestibile |
| Categoria specifica | Operazioni oltre i limiti della open | Serve autorizzazione operativa o uno scenario standard applicabile | BVLOS, voli sopra i 120 metri, contesti complessi o più rischiosi |
La parte che crea più confusione, di solito, è questa: avere il certificato A2 non significa poter volare ovunque. Significa poterlo fare entro un perimetro normativo preciso, con una lettura più attenta del rischio a terra. Ed è proprio qui che entrano i requisiti pratici per ottenerlo in Italia.
Requisiti e percorso per ottenerlo in Italia
Per conseguire il certificato A2 in Italia devi arrivare all’esame con alcune condizioni già soddisfatte. La prima è banale solo in apparenza: devi avere la prova di completamento della formazione online A1/A3. La seconda è meno intuitiva per chi inizia da poco: devi anche dichiarare di aver completato l’addestramento pratico in autonomia, nelle condizioni previste per l’A3. La terza è il salto vero, cioè l’esame teorico aggiuntivo.
- Ottieni la prova A1/A3, oppure il titolo equivalente previsto per i profili già riconosciuti dalla normativa.
- Fai l’addestramento pratico autodichiarato, senza trattarlo come una formalità: serve a dimostrare che sai gestire il mezzo in modo coerente con l’A3.
- Accedi al portale ENAC, compila la procedura, paga il diritto fisso e inserisci la dichiarazione richiesta.
- Prenota la sessione presso un’entità riconosciuta autorizzata a gestire l’esame A2.
- Sostieni la prova teorica e, se la superi, scarica il certificato dalla tua area riservata.
Ci sono anche alcune condizioni di accesso che vale la pena tenere a mente. Il candidato deve essere maggiorenne e in possesso di SPID; tra i 16 e i 17 anni è possibile procedere con il consenso del genitore o tutore, seguendo la validazione prevista sul portale. Inoltre, l’esame A2 richiede che siano trascorsi almeno 15 giorni dal conseguimento della prova A1/A3. In Italia il diritto fisso è 31 euro, e questo è l’unico costo ufficiale che posso indicare con certezza: eventuali corsi preparatori dipendono dal centro scelto.
Un dettaglio utile per non partire col piede sbagliato: il percorso non è improvvisabile all’ultimo. Le sessioni sono gestite da entità riconosciute e non da qualunque scuola o piattaforma. Questa è una buona notizia, perché riduce il rischio di finire su servizi poco seri, ma impone anche di organizzarsi con anticipo.
Come si prepara l’esame e cosa studiare davvero
La prova A2 non è lunga, ma è più selettiva della A1/A3. Si compone di 30 domande a risposta multipla, da completare in 60 minuti, e si supera con almeno 45 punti su 60, cioè il 75% del punteggio massimo. Tradotto: non basta memorizzare due o tre distanze minime; devi capire il perché delle regole e saperle applicare a uno scenario concreto.
Nel syllabus ufficiale, i nuclei che contano davvero sono questi:
- meteorologia, con attenzione a vento, turbolenza, visibilità e fenomeni che alterano il comportamento del drone;
- prestazioni di volo, compreso l’effetto della massa, del baricentro e delle condizioni atmosferiche;
- misure tecniche e operative per ridurre il rischio a terra;
- gestione della distanza dalle persone non coinvolte e distinzione fra persone coinvolte e non coinvolte;
- low speed mode e impatto reale di questa funzione sulla distanza minima;
- limiti della categoria open e casi in cui bisogna cambiare completamente approccio operativo.
Qui, da autore, faccio una distinzione pratica che per me vale più di molte spiegazioni teoriche: chi studia A2 come se fosse solo un quiz sulle norme spesso si blocca, chi invece ragiona per scenari tende a passarlo con più sicurezza. L’errore classico è ignorare la meteorologia o sottovalutare il legame tra peso, autonomia e margine di controllo. Un altro errore frequente è confondere la distanza dalle persone con una distanza generica da mantenere “a occhio”.
Se dovessi preparare il test in modo essenziale, partirei da tre blocchi di studio:
- regole operative della categoria open, così da capire dove finisce l’A2;
- meteorologia di base, perché vento e visibilità incidono molto più di quanto credano i principianti;
- gestione del rischio a terra, cioè tutto ciò che riduce le conseguenze di un errore prima che l’errore accada.
Quando questi pezzi sono chiari, il resto diventa molto più leggibile. E a quel punto ha senso passare dalle regole astratte a quelle che ti accompagnano davvero durante il volo.
Le regole operative che restano anche dopo l’esame
Il certificato non ti libera dai limiti, li rende solo più gestibili. Io lo spiego così: l’A2 ti dà più spazio, ma chiede più disciplina. La regola più importante resta quella che riguarda le persone non coinvolte: non devi sorvolarle, e devi mantenere una distanza orizzontale di 30 metri, riducibile a 5 metri solo se il low speed mode è attivo e il drone lo supporta davvero.
| Regola | Cosa significa in pratica | Errore tipico |
|---|---|---|
| Niente sorvolo di persone non coinvolte | Non puoi usare l’A2 per passare sopra chi non partecipa all’operazione | Credere che “stare sopra pochi secondi” sia accettabile |
| 30 metri di distanza minima | È il riferimento standard per operare vicino alle persone | Misurare la distanza in modo approssimativo o solo visivo |
| 5 metri con low speed mode | Si applica solo se la funzione è attiva e il mezzo la prevede | Pensare che basti selezionare una modalità qualsiasi per accorciare la distanza |
| 120 metri di quota massima | Resta il limite tipico della categoria open | Confondere A2 con autorizzazione a salire più in alto |
| Registrazione operatore e dati del drone | L’operatore deve essere registrato e il mezzo deve rispettare i requisiti di classe | Pensare che il patentino basti da solo |
Un altro punto importante è la distinzione tra drone e scenario. Un C2 ben configurato non rende automaticamente possibile qualsiasi volo in città, su folle o in ambienti con vincoli particolari. La categoria open resta il perimetro di riferimento per il tempo libero e per molte attività commerciali a basso rischio, ma quando il contesto diventa più delicato bisogna cambiare categoria o cercare uno scenario standard applicabile. Questo è il confine che, secondo me, molti sottovalutano.
In pratica, l’A2 è utile quando vuoi fare un lavoro pulito e regolato vicino a persone non coinvolte, ma non quando il volo richiede un’impostazione da missione complessa. Da qui la domanda più concreta: conviene davvero investire tempo e denaro in questo percorso?
Quando conviene davvero rispetto ad A1/A3 e alla categoria specifica
Qui la valutazione deve essere onesta. Se voli quasi sempre in campi aperti, lontano da persone e senza bisogno di avvicinarti troppo, spesso A1/A3 basta e avanza. Se invece il tuo uso reale include riprese in ambienti più stretti, ispezioni leggere o situazioni in cui la distanza dalle persone non coinvolte conta davvero, l’A2 ha senso. Se, al contrario, vuoi superare i limiti della categoria open, allora non stai scegliendo tra A1/A3 e A2: stai entrando nella categoria specifica, dove servono autorizzazioni o scenari standard.Io considero il rapporto costo-beneficio abbastanza chiaro:
- A1/A3 è la scelta più semplice quando il volo resta prudente e il contesto non impone avvicinamenti particolari.
- A2 diventa interessante quando il margine operativo extra ti fa davvero risparmiare tempo, complicazioni o rinunce creative.
- Categoria specifica è la strada corretta quando l’operazione esce dai binari della open, per esempio con BVLOS, quote superiori ai 120 metri o altri profili non compatibili con A2.
Un elemento che aiuta a decidere è la durata: il certificato A2 ha validità di 5 anni. Non è quindi un impegno effimero, ma neppure un titolo da ottenere per curiosità. Ha senso se lo userai davvero. Sul piano economico, il costo ufficiale dell’esame è contenuto; il vero differenziale, di solito, è il tempo speso per prepararsi bene e per scegliere una scuola o un ente affidabile, se decidi di appoggiarti a uno.
Se vuoi una regola semplice, la mia è questa: compro il livello A2 quando mi serve libertà operativa reale, non quando voglio solo aggiungere un titolo al profilo. È una logica molto più sana, perché evita di sovrastimare il certificato e di sottovalutare il contesto.
Prima di prenotare l’esame, controlla questi dettagli
Prima di fermarti su una data, io controllerei sei cose e lo farei nell’ordine giusto. Molti problemi nascono prima ancora di arrivare alla prova, non durante.
- Hai già la prova A1/A3 salvata e accessibile?
- Sono trascorsi almeno 15 giorni dal suo conseguimento?
- Hai SPID attivo, oppure il consenso del genitore o tutore se rientri nella fascia 16-17 anni?
- I dati anagrafici inseriti sul portale coincidono con quelli della fattura?
- Il drone che vuoi usare è davvero compatibile con l’operazione che hai in mente, incluse le funzioni di low speed mode se ti servono?
- Lo scenario rientra ancora nella categoria open, o stai cercando di forzare un caso che richiederebbe un’autorizzazione diversa?