Il PLA+ di Sunlu dà il meglio quando il profilo di stampa è coerente: temperatura, raffreddamento, retrazione e adesione devono lavorare insieme. In questo articolo trovi un settaggio di partenza realistico, come adattarlo alla tua stampante e quali correzioni fare per primi se compaiono stringing, scarsa adesione o superfici sporche. L’obiettivo è semplice: meno tentativi casuali, più stampe pulite al primo o al secondo passaggio.
Le impostazioni giuste fanno la differenza più del marchio della stampante
- Parti da 205-215°C sull’ugello e 50-60°C sul piano.
- La ventola di raffreddamento deve restare attiva nella maggior parte dei casi.
- Su direct drive, la retrazione iniziale di Sunlu è un buon punto di partenza: 0,8-1,2 mm.
- Se il filamento è umido, asciugalo prima di inseguire altri difetti di stampa.
- Il PLA+ è più tenace del PLA standard, ma resta debole quando la temperatura sale troppo.
Perché il PLA+ Sunlu non va trattato come un PLA qualsiasi
Il PLA+ non è un materiale “più difficile”: è semplicemente un PLA modificato per essere più tenace e meno fragile. Sunlu lo descrive come un PLA rinforzato, con una resistenza agli urti superiore e una minore tendenza alla rottura, ma anche con una soglia termica che resta tipica del mondo PLA. In pratica, è perfetto per modelli, cover, supporti leggeri e pezzi da uso quotidiano, mentre non lo sceglierei per componenti che vivono vicino al calore o dentro un’auto in estate.
Questa distinzione è importante, perché molti problemi nascono da aspettative sbagliate: si alza troppo la temperatura per “renderlo più forte”, poi compaiono fili, sbavature e dettagli molli. Io lo vedo spesso come un materiale molto equilibrato, non come un PLA magico. Funziona bene quando gli dai un profilo pulito e stabile, non quando lo spingi a caso verso regimi da materiali tecnici più esigenti.
Da qui ha senso partire con un profilo di base solido, e solo dopo rifinire in base alla macchina che usi.

Il profilo di partenza che uso in pratica
Sunlu indica per il PLA+ 2.0 un intervallo di 205-215°C per 50-100 mm/s e di 215-245°C per velocità più alte, con piano a 50-60°C. Nella pratica, io tratto questi numeri come una scala, non come un invito ad andare sempre al massimo. Su molte stampanti domestiche, il punto dolce reale sta nella fascia bassa o media dell’intervallo.
| Parametro | Valore di partenza | Quando cambiarlo |
|---|---|---|
| Ugello | 210°C | Scendi a 205°C se stringe troppo; sali a 215°C se compaiono sottoestrusione o layer deboli. |
| Primo layer | 215°C | Aiuta l’adesione senza dover alzare subito tutto il profilo. |
| Piano | 60°C | Resta su 55-60°C per la maggior parte delle superfici. |
| Ventola | 100% dopo il primo layer | Riducila solo se i pezzi piccoli si imbarcano o se l’adesione tra layer è debole. |
| Velocità | 50-70 mm/s | Aumenta solo quando estrusione e raffreddamento sono già stabili. |
| Altezza layer | 0,20 mm | Scendi a 0,16 mm per dettagli; sali a 0,24 mm se vuoi ridurre i tempi. |
| Flusso | 98-100% | Correggilo solo dopo aver escluso problemi di estrusore o filamento umido. |
| Retrazione direct drive | 0,8-1,2 mm a 30-40 mm/s | È un buon punto di partenza per contenere lo stringing senza stressare l’estrusore. |
Su una macchina veloce o con hotend ad alto flusso puoi spingerti oltre, ma io lo farei solo dopo aver verificato che il volumetric flow regga davvero. Se alzi la velocità senza dare abbastanza calore al materiale, il risultato non è “più produttivo”: è solo più ruvido. Nelle mie prove, il miglior compromesso resta quasi sempre una stampa un po’ più lenta ma stabile.
Come regolare retrazione, velocità e flusso senza inseguire stringing
Quando il PLA+ Sunlu lascia fili tra due punti della stampa, quasi sempre il problema nasce da una combinazione di temperatura alta e retrazione non ottimizzata. Prusa, nelle sue guide sul PLA, parte da valori simili di temperatura e sottolinea che lo stringing si riduce abbassando il calore e sistemando la retrazione: è un buon promemoria, perché molti slicer vengono toccati nell’ordine sbagliato.
Retrrazione su direct drive
Se la tua stampante ha un’estrusione direct drive, il valore Sunlu di 0,8-1,2 mm è un riferimento molto sensato. Io parto da lì e faccio micro-correzioni da 0,2 mm, non di più. Se esageri, rischi di creare ritardi nel riempimento del nozzle, piccole mancanze all’inizio dei segmenti e, nei casi peggiori, un estrusore che lavora male senza risolvere davvero i fili.
Retrrazione su Bowden
Su un Bowden non copierei mai il valore da una direct drive. Il tratto lungo del tubo richiede spesso più ritrazione, ma la cifra giusta dipende molto dalla macchina, dal diametro del tubo e dalla configurazione del firmware. Qui il criterio migliore è partire dal preset del produttore della stampante e procedere con incrementi piccoli, mantenendo costante la temperatura mentre testi. Se cambi tutto insieme, non capisci più cosa ha davvero migliorato la stampa.
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Ventola e velocità
Per il PLA+ la ventola deve restare attiva: non è un optional, è parte del profilo. Su quasi tutte le stampe io lascio 100% dopo il primo layer, perché aiuta a definire i dettagli e a contenere gli overhang. Farei eccezione solo per pezzi molto piccoli, con geometrie sottili, oppure quando vedo che la superficie perde coesione tra i layer.
Se compare stringing, la prima correzione che faccio non è alzare la retrazione all’infinito: abbasso l’ugello di 5°C. Di solito è il modo più rapido per capire se il materiale sta semplicemente uscendo troppo fluido. Se poi il pezzo migliora ma resta lento a chiudersi nei piccoli spostamenti, solo allora intervengo su travel speed e retrazione. In altre parole: prima controllo il calore, poi il movimento.
Da qui il passaggio naturale è il piano di stampa, perché un buon profilo non serve a nulla se il primo layer non si ancora bene o se il filamento è già compromesso dall’umidità.
Aderenza al piatto e filamento asciutto fanno metà del lavoro
Con il PLA+ Sunlu il piano ideale è quello pulito, stabile e coerente. Un piatto PEI ben sgrassato funziona molto bene; su superfici meno affidabili, o quando il pezzo ha una base piccola, un sottile velo di colla può essere una stampella utile. Non lo considererei però una soluzione primaria: se devi usare troppa colla, di solito c’è un problema di z-offset, temperatura del letto o preparazione della superficie.
Per la temperatura del piano resto quasi sempre nella fascia 50-60°C. Se il primo layer si stacca, non salto subito a valori più alti: prima controllo pulizia, livellamento e schiacciamento del primo layer. Sunlu segnala anche una conservazione del filamento con umidità sotto il 20% RH, e questo non è un dettaglio cosmetico: un rocchetto umido può introdurre popping, micro-bolle, superficie ruvida e stringing più aggressivo.
| Situazione | Cosa fare | Perché funziona |
|---|---|---|
| Primo layer poco aderente | Pulisci il piatto, verifica lo z-offset, porta il letto a 60°C | Il PLA+ si ancora meglio quando il primo strato è uniforme e leggermente più caldo. |
| Filamento che scoppietta | Asciuga il rocchetto a 50-55°C | L’umidità è una delle cause più frequenti di estrusione instabile. |
| Bobina lasciata aperta per giorni | Rimettila in contenitore sigillato con essiccante | Mantiene il materiale sotto controllo e riduce la probabilità di difetti intermittenti. |
| Pezzi piccoli che si sollevano | Aggiungi brim e riduci un po’ la ventola nei primi layer | Più superficie di contatto e minor shock termico sui bordi. |
Nel manuale SUNLU per l’asciugatura delle bobine PLA/PLA+ compaiono 50-55°C per 4-6 ore: è un riferimento pratico valido quando il filamento mostra sintomi chiari di umidità. Io lo trovo più utile di mille ritocchi a caso sullo slicer, perché un materiale asciutto e una base pulita risolvono una parte enorme dei difetti che sembrano “da temperatura”.
I difetti più comuni e il fix più rapido
Quando una stampa in PLA+ Sunlu non riesce, di solito non serve riscrivere tutto il profilo. Basta capire quale sintomo sta parlando. Io lavoro quasi sempre in questo ordine: prima asciugo, poi correggo il primo layer, poi affino temperatura e retrazione. È più veloce di quanto sembri, e soprattutto evita di confondere gli effetti.
| Difetto | Cause probabili | Correzione pratica |
|---|---|---|
| Stringing tra i pezzi | Ugello troppo caldo, retrazione debole, filamento umido | Scendi di 5°C, asciuga il materiale, ritocca la retrazione a piccoli passi. |
| Layer deboli o morbidi | Temperatura troppo bassa o velocità troppo alta | Alza l’ugello di 5°C oppure riduci la velocità di 10-15 mm/s. |
| Superficie ruvida e piccoli scoppi | Umidità nel filamento | Asciuga a 50-55°C e conserva la bobina in contenitore chiuso. |
| Angoli che si sollevano | Ventola eccessiva nei primi layer, piatto sporco, draft d’aria | Aggiungi brim, cura l’adesione, schermando la stampa se l’ambiente è freddo. |
| Sottorestrusione improvvisa | Temperatura troppo bassa o hotend parzialmente ostruito | Fai una pulizia dell’ugello e riallinea il profilo prima di aumentare il flusso. |
Il test più utile, se vuoi una diagnosi rapida, è una torre di temperatura con step da 5°C tra 205 e 220°C. È molto più istruttiva di una stampa lunga e costosa, perché ti mostra subito dove il materiale smette di essere pulito e inizia a perdere definizione. Quando trovo il range giusto, lascio spesso il resto quasi invariato: la maggior parte dei miglioramenti arriva da lì, non da decine di micro-regolazioni.
La combinazione di settaggi che riduce davvero i tentativi a vuoto
Se dovessi impostare oggi una stampante domestica per il PLA+ Sunlu senza perdere tempo, partirei da questo: 210°C di ugello, 60°C di piano, ventola alta dopo il primo layer, velocità intorno ai 60 mm/s e retrazione iniziale in linea con il tipo di estrusione. Poi verificherei subito il primo layer e, solo se serve, passerei alla torre di temperatura.
- Se vuoi dettagli puliti, resta nella fascia bassa della temperatura.
- Se vuoi più velocità, alza il calore solo quando l’hotend regge davvero il flusso.
- Se compaiono fili, non correre subito a cambiare 4 parametri insieme.
- Se il filamento è stato esposto all’aria, asciugalo prima di rifare il profilo.
Il punto, alla fine, è questo: il PLA+ Sunlu non richiede trucchi, richiede disciplina. Con un profilo di partenza stabile, una bobina asciutta e qualche correzione mirata, stampa in modo affidabile e offre quella tenacità in più che lo rende utile sia per modelli estetici sia per pezzi quotidiani. Se lo tratti come un materiale da calibrare con metodo, smette di essere capriccioso e diventa uno dei PLA più semplici da usare bene.