Patentino drone A1, A2 e A3 - quale ti serve davvero?

Certificati EASA per il patentino drone a1, a2, a3: differenze tra prova di completamento e attestato di competenza.

Scritto da

Ippolito Vitali

Pubblicato il

16 lug 2026

Indice

Il patentino drone non è un blocco unico: A1, A2 e A3 rispondono a scenari diversi, con regole diverse su distanza dalle persone, tipo di drone e formazione richiesta. Capire queste differenze evita sia errori banali sia acquisti sbagliati, perché spesso non è il drone in sé a fare la differenza, ma il contesto in cui vuoi farlo volare. Qui trovi una lettura pratica, con numeri, casi d’uso e i passaggi essenziali per capire quale percorso ti serve davvero.

Le differenze che contano davvero tra A1, A2 e A3

  • A1 è la sottocategoria più flessibile vicino alle persone, ma non consente i sorvoli di assembramenti.
  • A2 serve quando vuoi volare più vicino a persone non coinvolte, con distanze minime di 30 m o 5 m in low speed.
  • A3 è pensata per volare lontano da persone e aree urbane, con margine di sicurezza più ampio.
  • In open category non serve un’autorizzazione preventiva, ma restano limiti precisi e controlli prima di ogni volo.
  • In Italia contano anche registrazione operatore, geozone su d-flight e copertura RC.
  • Il percorso formativo cambia: A1/A3 si ottengono online, A2 richiede un passaggio in più.

Che cosa indicano A1, A2 e A3 nella categoria open

La categoria open è il contenitore principale per i voli a basso rischio, soprattutto per uso ricreativo ma anche per alcune attività leggere. Io la leggo così: A1 è la fascia più permissiva, A2 è la fascia intermedia, A3 è la fascia più prudente. L’EASA riassume bene questa logica, ma il punto vero è un altro: non stai scegliendo solo una sigla, stai scegliendo quanto vicino alle persone vuoi operare e quanta formazione sei disposto a fare.

In pratica, le tre sottocategorie separano scenari molto diversi. A1 ti lascia spazio in contesti più “morbidi”, A2 ti permette di lavorare con più prossimità ma con regole più strette, A3 ti porta lontano da aree abitate e da persone non coinvolte. Tutto questo resta dentro la stessa cornice: volo a vista, quota massima di 120 metri dal suolo e attenzione costante alle zone geografiche consentite.

Il punto che molti sottovalutano è che il linguaggio comune parla di “patentino drone”, ma la normativa ragiona per scenari operativi. Capire questa differenza fa risparmiare tempo, soldi e anche qualche frustrazione al momento di scegliere il drone giusto. Da qui ha senso mettere le tre sottocategorie una accanto all’altra, senza perdere i dettagli pratici.

Certificati di completamento online per droni, con differenze tra patentino drone A1, A2, A3 e TRUST.

Confronto pratico tra distanze, droni e requisiti

Sottocategoria Droni tipici Dove puoi volare Distanza dalle persone non coinvolte Formazione richiesta
A1 C0 e C1 Con maggiore libertà, ma non sopra assembramenti di persone Per C0 il sorvolo di persone non coinvolte è ammesso nei limiti previsti; per C1 va comunque minimizzato e non si sorvolano assembramenti C0: nessun esame; C1: prova online A1/A3
A2 C2 Vicino alle persone, ma non sopra di loro 30 m minimo, riducibili a 5 m con low speed attivo a 3 m/s; regola 1:1 come riferimento operativo A1/A3 + addestramento pratico autocertificato + esame aggiuntivo
A3 C3, C4, alcuni droni autocostruiti e, per la transizione, anche modelli legacy ammessi dalla norma Lontano da persone non coinvolte e da aree urbane 150 m da persone non coinvolte e aree residenziali, industriali, commerciali o ricreative Prova online A1/A3

Un dettaglio importante: in tutti i casi la quota massima resta di 120 metri AGL, cioè sopra il livello del suolo. E se hai un drone immesso sul mercato prima del 1° gennaio 2024, valgono ancora alcune regole transitorie: sotto i 250 g puoi rientrare in A1, sotto i 25 kg in A3. Questo conta molto se possiedi già un modello non recente o se stai valutando l’usato.

Quando si guarda la tabella, la vera domanda non è “quale sigla è migliore?”, ma “in quale scenario volerò davvero?”. Da qui il passaggio naturale è capire in quali casi A1 basta, quando conviene salire ad A2 e quando A3 è la scelta più sensata.

Quando A1 basta e quando conviene passare ad A2

A1 quando vuoi semplicità e voli leggeri

A1 è la scelta più lineare se usi un drone molto leggero, fai riprese occasionali e non hai bisogno di avvicinarti alle persone in modo sistematico. Io la vedo come la sottocategoria più adatta a chi vuole iniziare senza trasformare il volo in un esercizio burocratico. Con un C0 sei nella fascia più semplice; con un C1 devi già avere la prova online A1/A3, ma resti comunque in un perimetro abbastanza gestibile.

È la soluzione che ha più senso per voli in spazi aperti, piccoli sorvoli controllati e riprese di viaggio, purché tu non stia passando sopra assembramenti o zone vietate. Il rischio classico è confondere “più semplice” con “libero”: non lo è.

A2 quando vuoi stare più vicino senza improvvisare

A2 entra in gioco quando il tuo scenario reale richiede maggiore prossimità alle persone non coinvolte, ma vuoi rimanere nella categoria open. Qui il drone deve essere un C2, quindi il peso e le caratteristiche tecniche contano davvero. La distanza minima è 30 metri, con possibilità di scendere a 5 metri solo se attivi la modalità low speed a 3 m/s. In più c’è la logica della regola 1:1, che in pratica ti impone di ragionare sulla distanza in rapporto all’altezza e non solo con un numero fisso.

Se dovessi semplificarlo ancora, direi che A2 è utile quando vuoi più margine operativo di A1, ma non vuoi finire in A3. Riprese immobiliari, ispezioni leggere e alcuni contesti semiprofessionali trovano qui il loro equilibrio. Se hai il certificato A2, copri anche gli scenari A3 con lo stesso livello di abilitazione, quindi è il percorso che dà più flessibilità tra quelli dell’open category.

Leggi anche: Drone in Comune - quando serve il nulla osta e a chi chiederlo

A3 quando vuoi spazio e margine di sicurezza

A3 è la sottocategoria più semplice da leggere sul piano operativo e la più severa sulla distanza. Devi stare a 150 metri da persone non coinvolte e da aree residenziali, industriali, commerciali o ricreative. È perfetta se voli in campagna, su terreni agricoli, in aree ampie o in scenari dove il drone non deve mai avvicinarsi a persone o edifici.

Molti principianti la sottovalutano perché sembra la soluzione “meno potente”. In realtà, è spesso la più facile da rispettare e la meno soggetta a errori. Se vuoi volare senza inseguire margini stretti, A3 è spesso la scelta più razionale. Il rovescio della medaglia è evidente: in ambito urbano o in aree frequentate diventa rapidamente la scelta sbagliata.

Questa distinzione pratica aiuta già da sola, ma la parte che crea più confusione resta la formazione: online, esame, tempi, costi e requisiti. Su questo conviene essere molto concreti.

Come ottenere gli attestati in Italia senza farsi bloccare da SPID e moduli

Come chiarisce ENAC, per A1/A3 l’attestato richiesto è la Prova di completamento della formazione online. Il test è composto da 40 domande a risposta multipla, dura 60 minuti e si supera con almeno il 75% del punteggio massimo. Il diritto fisso è di 31 euro e l’attestato ha validità di 5 anni. Per gli adulti serve SPID; per i minorenni la procedura passa dalla validazione del genitore o del tutore.

  1. Prima di tutto, registrati come operatore sul portale d-flight e verifica le zone geografiche in cui intendi volare.
  2. Se punti ad A1/A3, studia il corso online e prepara il test teorico.
  3. Una volta superato l’esame, scarica l’attestato e conserva i dati dell’operatore sul drone.
  4. Se vuoi passare ad A2, devi prima avere l’A1/A3, attendere almeno 15 giorni, dichiarare l’addestramento pratico e sostenere l’esame aggiuntivo presso un’entità riconosciuta.
  5. Per l’A2 il diritto fisso è ancora di 31 euro, ma l’entità riconosciuta può applicare una tariffa extra non regolata da ENAC.

C’è poi un errore molto comune: confondere il certificato del pilota con gli altri obblighi operativi. In Italia, la registrazione dell’operatore, la copertura RC e il controllo delle geozone non spariscono solo perché hai fatto l’esame. Anzi, restano decisivi anche nei voli più semplici.

Un’altra sfumatura utile: per i droni sotto i 250 grammi con camera ENAC non richiede l’attestato del pilota, ma restano registrazione, assicurazione e verifica delle zone di volo. Quindi “microdrone” non significa “nessuna regola”. E da qui si passa proprio ai punti in cui di solito si sbaglia di più.

Gli errori che vedo più spesso prima del decollo

Il primo errore è pensare che A1 significhi “posso volare ovunque”. Non è così: non puoi sorvolare assembramenti, devi rispettare le geozone e non devi ignorare persone o luoghi sensibili. Il secondo errore è usare A3 come scorciatoia mentale per ogni volo tranquillo. In città, A3 è quasi sempre la scelta sbagliata, perché nasce per restare lontano da persone e aree abitate.

Il terzo errore è trascurare d-flight. La normativa europea ti chiede di conoscere dove puoi volare, ma in Italia la verifica operativa passa da lì, e farla solo “a memoria” è il modo più rapido per sbagliare. Il quarto è dimenticare che il limite di 120 metri vale sempre nella open category: se l’area ti sembra vuota, non per questo il tetto regolamentare scompare.

Io aggiungerei un quinto errore, più sottile: considerare le persone non coinvolte come una categoria vaga. In realtà sono il cuore della distinzione tra A1, A2 e A3. Se non hai chiaro chi c’è intorno al drone, la sottocategoria scelta conta poco, perché stai già sbagliando la pianificazione del volo.

Quando il tuo scenario richiede sorvoli sistematici di persone, voli oltre la linea visiva o operazioni più complesse, la categoria open non basta più e bisogna ragionare su regole diverse. Questo è il punto in cui una scelta fatta bene all’inizio ti evita di cambiare approccio troppo presto.

La scelta più sensata se vuoi volare senza complicarti la vita

Se dovessi ridurre tutto all’essenziale, direi così: A1 per chi parte con un drone leggero e vuole semplicità; A2 per chi ha bisogno di stare più vicino alle persone e accetta un percorso formativo più impegnativo; A3 per chi vola in spazi aperti e preferisce distanze generose piuttosto che manovre strette. La differenza vera non è tra “base” e “avanzato”, ma tra scenario realistico e scenario forzato.

Io mi muovo sempre con tre domande in testa: dove volerò davvero, quanto vicino alle persone devo stare e quanto tempo voglio investire nella formazione. Se rispondi a queste tre domande con sincerità, scegliere tra A1, A2 e A3 diventa molto più semplice, e il tuo prossimo volo parte con meno dubbi e meno rischi. Se poi tieni sotto controllo geozone, registrazione e limiti operativi, hai già fatto la parte più importante.

Domande frequenti

A1 è la fascia più flessibile vicino alle persone, ma non consente i sorvoli di assembramenti. A2 serve quando vuoi stare più vicino alle persone non coinvolte: la distanza minima è 30 m, riducibili a 5 m con low speed a 3 m/s. A3 è la scelta più prudente, pensata per volare lontano da persone e aree urbane, con 150 m di margine.

A2 è utile se lo scenario reale richiede prossimità alle persone non coinvolte, ma vuoi restare nella categoria open. Richiede un drone C2, il percorso A1/A3 già completato, almeno 15 giorni di attesa, addestramento pratico autocertificato ed esame aggiuntivo. In cambio, copre anche gli scenari A3 con la stessa abilitazione.

Per A1/A3 serve la prova di completamento della formazione online: 40 domande a risposta multipla, 60 minuti di tempo e almeno il 75% del punteggio massimo. Il diritto fisso è di 31 euro e l'attestato vale 5 anni. Per gli adulti serve SPID; per i minorenni la procedura passa da genitore o tutore.

Con un drone sotto i 250 g con camera ENAC non richiede l'attestato del pilota, ma non spariscono gli altri obblighi. Devi comunque registrarti come operatore, verificare le geozone su d-flight e avere la copertura RC. Inoltre, nella categoria open, il limite di quota resta 120 metri AGL.

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a1 a2 a3 enac d-flight

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Ippolito Vitali

Ippolito Vitali

Mi chiamo Ippolito Vitali e ho accumulato 8 anni di esperienza nel campo della tecnologia, dei hobby e del tempo libero. La mia passione per questi argomenti è nata da un interesse personale che si è trasformato in una vera e propria missione: aiutare gli altri a esplorare e comprendere le meraviglie del mondo tecnologico. Scrivo di tutto, dalle ultime innovazioni alle tecniche per ottimizzare il tempo libero, cercando sempre di semplificare concetti complessi e rendere le informazioni accessibili. Nel mio lavoro, mi impegno a controllare le fonti e a confrontare le informazioni per garantire contenuti utili, accurati e aggiornati. Seguo le tendenze del settore con attenzione, organizzando le mie conoscenze in modo chiaro e comprensibile. Credo che la tecnologia e il tempo libero possano migliorare la qualità della vita, e mi piace condividere queste idee con i lettori, offrendo spunti pratici e riflessioni stimolanti.

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