Qui trovi una guida pratica alle regole che contano davvero: cosa cambia per un pilota italiano, dove si può volare senza sorprese, quando servono permessi extra per le riprese e quali errori eviterei senza pensarci due volte.
Le informazioni che servono prima di far decollare il drone
- In Croazia non basta guardare il peso del drone: la geozona e il tipo di volo pesano molto di più.
- Nel volo standard valgono quota massima di 120 m, linea visiva diretta e divieto di sorvolo di assembramenti.
- Se il drone ha una camera e non è un giocattolo, la registrazione dell’operatore è in genere necessaria anche sotto i 250 g.
- Vicino agli aeroporti e nelle aree controllate serve un via libera preventivo dell’autorità del traffico aereo.
- Per riprese organizzate o commissionate può servire una clearance separata dell’ente geodetico croato.
- Se hai già registrato l’operatore in Italia, la registrazione vale anche negli altri Paesi UE, ma le geozone locali restano decisive.
La regola base da fissare prima di partire
La cornice europea è quella dell’open category: in pratica, finché resti dentro certi limiti, puoi volare senza entrare in procedure complesse. Appena esci da quel perimetro, passi in una logica più rigida e le autorizzazioni cambiano davvero. Io ragiono sempre così: il drone può essere piccolo, ma l’errore di contesto può essere grande.
| Situazione | Cosa serve | Nota pratica |
|---|---|---|
| Drone con camera non giocattolo, anche leggero | Registrazione dell’operatore | Il peso da solo non basta a escludere l’obbligo |
| Volo standard in open category | VLOS, quota massima 120 m, niente folle | La geozona può restringere ancora di più |
| Area controllata vicino a un aeroporto | Approvazione preventiva dell’autorità del traffico aereo | Servono distanze minime e, in alcuni casi, regole aggiuntive |
| Riprese commissionate o strutturate | Clearance separata dell’ente geodetico croato | È un adempimento distinto dal semplice decollo |
La pagina governativa croata è anche piuttosto netta su un punto che molti trascurano: per ragioni di sicurezza, i droni devono volare solo di giorno. È un dettaglio che sposta parecchio, perché elimina in partenza l’idea del volo serale “per fare le immagini migliori”.
- Oltre 5 kg, la documentazione croata richiede una targa identificativa non infiammabile con dati del proprietario.
- Oltre 20 kg, entra l’obbligo di assicurazione.
- Oltre 900 g, possono scattare passaggi ulteriori per la gestione dello spazio aereo prima del volo.
Una volta chiarito il quadro minimo, il passo decisivo è capire dove quel volo sia davvero consentito. Ed è qui che la carta geografica conta più del modello di drone.

Dove si può volare davvero in Croazia
Qui il punto non è chiedersi se il drone vola, ma se la zona lo consente. Come ricorda EASA, le geozone possono vietare il volo, limitarne l’altezza, ridurre la distanza o imporre finestre orarie precise. Tradotto: un punto che sulla mappa sembra perfetto può essere vietato appena ci passi sopra con il radiocomando acceso.
- Aeroporti e rotte di avvicinamento non si improvvisano: il volo in spazio controllato richiede approvazione preventiva, e la distanza minima dalle piste e dai percorsi di decollo e atterraggio va presa sul serio.
- Centri urbani, aree militari e zone di emergenza possono essere vietati o fortemente limitati anche se dall’alto sembrano “liberi”.
- Aree protette e luoghi ad alta sensibilità ambientale non vanno trattati come semplici panorami: spesso esistono restrizioni locali o autorizzazioni dedicate.
- Spazio controllato non significa automaticamente no-volo assoluto, ma spesso significa tetti più bassi: in alcuni casi si scende a 50 m dal suolo e solo fuori da un certo raggio dall’aeroporto.
- Voli sopra gli 900 g richiedono attenzione extra perché la gestione dello spazio aereo può diventare più articolata.
Per fare un controllo veloce io userei sempre la mappa delle geozone dell’autorità nazionale e, se disponibile, l’app AMC Portal Mobile. È molto più utile di quanto sembri, perché ti evita di affidarti a supposizioni o a vecchie informazioni sentite da altri viaggiatori.
Quando il volo resta in aree aperte, la regola pratica è semplice: se la zona non è chiaramente libera, la tratto come se non lo fosse. Questa prudenza ti porta dritto al passaggio successivo, cioè capire cosa deve fare un pilota italiano che vola fuori dai confini nazionali.
Cosa deve fare un pilota italiano in viaggio
Per un pilota italiano la parte comoda è questa: se hai già registrato l’operatore in Italia, quella registrazione vale anche negli altri Paesi dell’Unione. Quindi, per un volo in open category in Croazia, non devi ricominciare tutto da zero. Io però non partirei mai senza verificare due cose: che la registrazione sia davvero attiva e che il drone sia coerente con il tipo di operazione che vuoi fare.
- Se il drone ha una camera e non è un giocattolo, la registrazione dell’operatore va considerata quasi sempre necessaria, anche sotto i 250 g.
- Se usi un drone che richiede identificazione remota, controlla che il numero operatore sia inserito correttamente e, se previsto, esposto sul mezzo.
- Per il volo open category, porta con te anche la prova di competenza richiesta dal tuo profilo operativo, perché in viaggio è la cosa che ti chiedono nel momento peggiore.
- Se vuoi spingerti nella subcategory A2, serve un livello di preparazione in più rispetto al semplice A1/A3.
La logica è questa: l’operatore si registra una volta, ma la responsabilità di rispettare la geozona resta sempre locale. Se sei registrato in Italia e voli in Croazia, non hai bisogno di una nuova autorizzazione solo per il fatto di essere entrato in un altro Paese UE; devi però rispettare le regole croate sulla zona in cui ti trovi.
Se invece il profilo è extra-UE, la situazione cambia e la registrazione va fatta nel primo Stato membro in cui si intende operare. Non è il caso tipico del lettore italiano, ma è utile ricordarlo perché evita confusione quando si viaggia in gruppo.
Quando il volo serve per fare immagini, però, entra in gioco un secondo binario amministrativo che molti dimenticano. E lì le sorprese arrivano più spesso di quanto si creda.
Riprese, video e permessi separati
Il permesso di volo non coincide sempre con il permesso di ripresa. In Croazia, per le attività di aerial imaging organizzate o commissionate, l’autorizzazione passa dall’ente geodetico competente, e la clearance è un atto separato rispetto alla semplice operazione con il drone. Io la considero la parte meno intuitiva della normativa, ma anche quella che crea più problemi se la ignori.
| Caso | Serve la clearance? | Nota pratica |
|---|---|---|
| Ripresa commissionata o con piano di lavoro strutturato | Sì | La clearance viene rilasciata per il periodo richiesto, fino a un massimo di 3 mesi |
| Riprese in aree naturali protette | Sì, con ulteriore consenso dell’autorità competente | Qui non basta il buon senso: serve verificare la zona con attenzione |
| Immobile isolato per esigenze del proprietario o dell’utente | No, in quel caso specifico | L’eccezione è stretta e non va estesa ad altri contesti |
Un dettaglio utile: quando la clearance è concessa, il materiale registrato può dover essere consegnato per verifica entro 8 giorni. Per chi lavora con video o contenuti destinati a un cliente, non è un dettaglio marginale. E già che ci siamo, io ricorderei anche il tema della privacy: volare in un posto turistico non autorizza a riprendere persone riconoscibili senza criterio.
Capito questo, il quadro diventa molto più chiaro: il volo è una cosa, l’uso delle immagini è un’altra. È proprio da qui che nascono gli errori più comuni.
Gli errori che vedo più spesso
- Confondere una spiaggia “vuota” con una zona libera: una geozona può imporre divieti anche dove, a occhio, sembra non esserci nessuno.
- Volare al tramonto per avere immagini più belle: in Croazia il volo notturno non è il tuo scenario base, quindi non lo pianificherei mai come se fosse automatico.
- Saltare il controllo della geozona: è l’errore più banale e anche quello che si paga subito, soprattutto vicino ad aeroporti, centri storici o aree naturali sensibili.
- Dare per scontato che il drone leggero non si registri: se ha camera e non è un giocattolo, la registrazione dell’operatore è normalmente necessaria.
- Trattare la ripresa come un accessorio del volo: quando il lavoro è strutturato o commissionato, la clearance per l’aerial imaging va considerata da subito.
- Avvicinarsi a un’emergenza o a un evento affollato: qui il problema non è solo normativo, è anche di buon senso operativo.
Se c’è una cosa che ho imparato seguendo questo tipo di regole, è che gli errori non nascono quasi mai dal fatto che il drone sia “troppo grande”. Nascono dal fatto che chi lo usa entra in una zona senza averla letta davvero. Ecco perché io lavoro sempre con una sequenza fissa, molto semplice, prima del decollo.
La checklist che userei prima di decollare sulle coste croate
- Controllo la mappa delle geozone e, se disponibile, l’indicazione dell’app AMC Portal Mobile.
- Verifico se la zona è vicina a un aeroporto, a uno spazio aereo controllato, a un’area militare o a un’area protetta.
- Mi assicuro che il volo resti in VLOS, cioè linea visiva diretta, e sotto i 120 m.
- Controllo che il volo sia pianificato di giorno e che non ci siano assembramenti di persone sotto la traiettoria.
- Verifico registrazione dell’operatore, numero esposto e identificazione remota, se richiesta dal mio drone.
- Se devo fare riprese commissionate o più strutturate, avvio per tempo la clearance dell’ente geodetico.
- Se il drone è più pesante, ricontrollo subito le soglie da 5 kg, 20 kg e 900 g, perché cambiano gli adempimenti.
Se seguo questo ordine, la Croazia diventa una meta molto più semplice da gestire: prima la zona, poi il tipo di volo, infine le eventuali autorizzazioni extra. Ed è proprio questo il passaggio che fa la differenza tra un hobby ben organizzato e una trasferta piena di imprevisti.